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Episodi vulcanici e vulcanoclastici (v-xvii secolo) che hanno sepolto un edificio romano a Pollena Trocchia (Italia)

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Collocazione:
Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences, 22(1), 2009, 53-60
Autore/i:
G.F. DE SIMONE, A. PERROTTA, C. SCARPATI, A. DE SIMONE & R.T. MACFARLANE
Abstract:

Il territorio nord-vesuviano è ancora poco noto archeologicamente. L’attività di indagine archeologica e vulcanologica in un sito nel comune di Pollena Trocchia fornisce nuovi elementi per chiarire le dinamiche di seppellimento avvenute nell’area con l’eruzione del 472 d.C. e le successive. Fino ad ora sono stati portati alla luce sette ambienti di un edificio romano verosimilmente costruito nel II/III secolo d.C. L’edificio si sviluppava su due piani, del superiore sono presenti solo i pavimenti ed i crolli dei muri, quello inferiore era già significativamente danneggiato e spoliato prima del seppellimento causato dall’eruzione vesuviana del 472 d.C. La sequenza stratigrafica affiorante consta di 7 unità stratigrafiche separate da paleosuoli. Quattro unità sono costituite esclusivamente da depositi piroclastici messi in posto durante un evento eruttivo di natura esplosiva; tre unità sono costituite da materiale vulcanoclastico messo in posto durante le fasi finali di un’eruzione o periodi di quiescenza del vulcano. Sulla base dei caratteri stratigrafici e litologici, nonché delle evidenze archeologiche (ritrovamento di elementi che permettono di datare degli specifici orizzonti) alcune unità stratigrafiche sono state associate a specifiche eruzioni vesuviane. In particolare, la spessa successione basale, che ha sepolto buona parte dell’edificio, è associata alle fasi finali di rimobilizzazione della coltre piroclastica dai versanti del Somma alla fine dell’eruzione del 472 d.C. Le strutture poste al di sopra del deposito eruttivo testimoniano di una successiva frequentazione bruscamente interrotta dal successivo evento vulcanico (probabilmente pertinente all’eruzione del 512 d.C.). L’area è definitivamente abbandonata e ricoperta, nei secoli successivi, da materiale vulcanoclastico e sottili depositi vulcanici. La sequenza stratigrafica studiata mostra come l’impatto di eventi secondari (lahar) sia la principale causa di distruzione e successivo seppellimento dell’edificio romano.

The north slope of the Somma-Vesuvius complex is archaeologically still little known. Archaeological and volcanologic field research at a site in the town of Pollena Trocchia offers new data for understanding the burying process of the AD 472 eruption and following eruptive events. So far seven rooms of a Roman building have been brought to light, which probably date to the 2nd/3rd century AD. The building consists of two storeys. The floors and the collapse of peripheral walls are the only remains of the upper floor. The lower storey was already severely damaged and spoliated before the AD 472 Vesuvian eruption which buried it. The exposed burial sequence is constituted by 7 stratigraphic units interlayered with paleosoils. Four units are exclusively composed of pyroclastic deposits deposited during an explosive eruption. Three units are formed by volcanoclastic debris deposited during either the final phases of the eruption or sometime afterwards. The stratigraphic and lithological features, and the archaeological evidence correlate some of these stratigraphic units with known Vesuvian eruptions. In particular, the thick basal sequence that buried most of the building is associated with the reworking of pyroclastic deposits on the north side of the volcano during the last phases of the AD 472 eruption. The structures placed on top of the volcanoclastic deposit testify to a later phase of life, which was quickly interrupted by a subsequent eruption (probably that of AD 512). The whole area was subsequently completely abandoned and covered by volcanoclastic and volcanic debris throughout the following centuries. The stratigraphic sequence attests the impact of secondary events (lahars) as the main cause of destruction and burial of the Roman building.

Abstract (PDF)

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