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Indagini geoarcheologiche integrate nel Molise centrale (Italia meridionale): il ponte romano di Tufara

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Collocazione:
Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences, 19(2), 2006, 241-252
Autore/i:
Carmen Maria ROSSKOPF, Gianfranco DE BENEDITTIS & Paolo MAURIELLO
Abstract:

Sebbene il Molise si stia rivelando una regione di straordinaria ricchezza archeologica, le conoscenze ad oggi circa la distribuzione spazio-temporale degli insediamenti e delle relative manifestazioni economico-culturali sono del tutto lacunose. Ciò pone in chiara luce la difficoltà di mettere i dati archeologici in relazione ai contesti e cambiamenti ambientali, e di valutare l’influenza di questi ultimi
sulle vicende umane. Il presente lavoro illustra una delle prime esperienze di indagine geoarcheologica integrata effettuate nell’area del Molise centrale. Tale indagine si è basata su un approccio integrato di analisi archeologiche, geofisiche e geomorfologiche. La struttura che è stata indagata è localizzata nella medio-bassa valle del fiume Fortore in località Pesco del Ponte, Comune di Tufara (Italia meridionale), ed è emersa solo di recente a seguito di un evento alluvionale avvenuto nel gennaio del 2003. Si tratta di resti di un ponte che è possibile riferire, in base alla tecnica di lavorazione dei blocchi utilizzati, all’epoca tardo-repubblicana (II - I sec. a.C.). Sui resti romani si sovrappongono lacerti in muratura e malta che sono da riferire ad un rifacimento della struttura in epoca medioevale. Si tratta di una scoperta molto interessante considerando che l’esistenza di tale ponte è di forte sostegno all’ipotesi, supportata anche da altri dati, della presenza, già in epoca repubblicana, di una strada che attraversava l’alveo del Fortore proprio all’altezza del ponte.
In base all’analisi delle fonti letterarie e storico-cartografiche, tale strada potrebbe essere stata una delle due principali arterie che trovavano nel centro dell'antico abitato di Saepinum il loro punto d'incontro. Allo scopo di valutare la prosecuzione nel sottosuolo della stessa struttura del ponte e/o della collegata viabilità sono stati effettuati dei profili geoelettrici dipolari che hanno consentito la restituzionedi sezioni di probabilità di occorrenza di anomalie di resistività nel sottosuolo a varie profondità. Le anomalie riscontrate indicanochiaramente la presenza nel sottosuolo, a poca profondità, di una struttura che va presumibilmente identificata con la prosecuzionedel ponte. Le indagini geomorfologiche hanno consentito di evidenziare che la dinamica fluviale ha profondamente influito sullecondizioni di stabilità dell’alveo del Fortore in tempi storici attraverso una serie di fenomeni di aggradazione e incisione e conseguenti variazioni altimetriche del fondovalle. In particolare, a partire da un livello del fondovalle posto a ca. - 3 m dall’attuale, cui si collega la struttura del ponte romano, si ricostruiscono almeno tre episodi di alluvionamento che hanno portato prima al danneggiamento e poi
alla distruzione e al seppellimento del ponte romano e della sovrastante struttura medievale. L’innalzamento complessivo del fondovalle dall’epoca repubblicana a quella medievale è stimabile in ca. 6 m. In sintesi, le indagini geofisiche e geomorfologiche hanno dato un valido contributo alla interpretazione del sito archeologico, le prime andando a costituire la base per eventuali scavi futuri od azioni di recupero, le seconde nel caratterizzare il contesto morfologico e morfodinamico in cui si inseriscono le vicende del ponte di Tufara.
Viceversa, il contesto archeologico locale ha dato un contributo importante all’inquadramento cronologico delle fasi morfoevolutive ricostruite e alle considerazioni sulla possibile influenza esercitata da fattori climatici e antropici.

Abstract (PDF)

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