Nuove ipotesi sulla formazione dei piping sinkhole in aree alluvionali: il caso della Piana di Forino (Avellino, Campania)

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Collocazione:
Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences, 21(2), 2008, 395-408
Autore/i:
S. DEL PRETE, I. GIULIVO & A. SANTO
Abstract:

Vengono esposti i risultati di uno studio eseguito nel bacino endoreico di Forino (AV) e proposta una nuova ipotesi sulla genesi di piping sinkhole in aree alluvionali.
Lo studio si è avvalso di indagini in sito che hanno permesso di ricostruire la stratigrafia di sottosuolo (primi 50 metri di profondità), caratterizzata dalla presenza di un riempimento alluvionale di natura limoso-sabbiosa, poggiante su di un substrato poco permeabile (Ignimbrite Campana e flysch miocenici). È stata quindi esclusa la presenza di calcari e di vuoti carsici per almeno i primi 50 m di profondità.
Nell’area sono stati censiti 8 sinkhole, alcuni recenti, altri più antichi e ormai completamente riempiti da materiale di riporto. Le perforazioni effettuate in alcuni di essi e l’osservazione diretta dello sprofondamento più recente (12 giugno 2005), hanno evidenziato che i vuoti si sono formati a partire da circa 25 m di profondità e che hanno interessato i terreni sabbioso-limosi alluvionali.
I sinkhole si allineano lungo la direzione di drenaggio preferenziale della falda presente nel corpo alluvionale e sono concentrati alla base del versante settentrionale di M. Romola che costituisce, quindi, il settore della piana più suscettibile a questi fenomeni.
Lo studio ha dimostrato che i vuoti si generano per fenomeni di erosione causati da una circolazione idrica sotterranea, attiva in concomitanza di periodi molto piovosi e caratterizzata, probabilmente, da moti turbolenti. Tale circolazione si instaura al contatto tra il materiale sabbioso-limoso ed i sottostanti strati poco permeabili (Ignimbrite Campana e flysch miocenici). È molto probabile che la circolazione idrica sotterranea sia alimentata anche da falde sospese ed in rete carsica presenti nei massicci carbonatici che circondano la piana.
Per quanto riguarda l’erosione dei notevoli volumi asportati (alcune migliaia di m3) è ipotizzabile che essi siano smaltiti da inghiottitoi sepolti, presenti lungo il margine orientale della conca endoreica.
I risultati di questo studio rappresentano un primo importante contributo per successive ricerche mirate all’identificazione di altri vuoti sotterranei che potrebbero essere molto prossimi alla superficie topografica e creare, quindi, situazioni di alto rischio.

This paper deals with sinkholes phenomena occurred in the intramontane basin of Forino village (Campania, Southern Italy). A new genetic hypothesis about piping sinkhole formation in alluvial plain is proposed.
Aiming at the definition of the underground stratigraphy, some boreholes have been drilled down to the depth of 50 meters. They showed the presence of an alluvial silty and sandy body laying on a impermeable substratum made up of tuff (Campanian Ignimbrite) and Miocene flysch deposits. Therefore, in the first 50 m of the depth, the presence of calcareous bedrock and caves can be certainly excluded.
Eight sinkholes have been observed in the area; some of them are recent, other are older and completely filled in with reworked material.
Some of the boreholes were carried out inside and around the more recent sinkhole (12 June 2005) and they showed it had started forming at about 25 m of depth, affecting sandy and silty alluvial deposits.
The studied sinkholes are lined up with the flow direction of the groundwater located within the alluvial body at the base of the northern slope of M. Romola. The last one is the sector more susceptible for this phenomena.
The collected data suggest that the sinkholes developed because the underground water circulation, probably with turbulent regime, produced erosion phenomena in the sandy-silty alluvial deposits, causing void formation. This circulation is only active during rainy day periods and is located at the contact between the impermeable substratum (top of Campanian Ignimbrite end miocenic flysch) and the sandy and silty alluvial deposits. Probably this water table is also fed laterally by groundwater coming from the carbonate massifs surrounding the plain.
As far as the problem of volumes removed (some thousands of m3) is concerned, the presence of buried ponors, along the eastern edge of the endoreic basin, which can transfer in depth the sandy materials, is hypothesised.The results of this study represents a first step for new researches aimed at recognizing the presence of other underground voids that could be very near to the topographic surface producing high risk situations.

Abstract (PDF)