Struttura fisica della conoide alluvionale gigante del fiume Taro e ricarica degli acquiferi della pianura parmense

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Collocazione:
Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences, 17(2/1), 2004, 303-312
Autore/i:
Franco BEDULLI & Renzo VALLONI
Abstract:

I nuovi dati geognostici e stratigrafici di dettaglio raccolti negli ultimi anni hanno consentito di realizzare numerose sezioni geologicheatte a definire la struttura fisica d’insieme della conoide del fiume Taro, il suo scheletro sedimentario e le modalità di ricarica degliacquiferi della pianura di Parma.L’apparato di conoide è stato diviso in tre settori a struttura fisica nettamente diversa, detti di valle, margine e pianura, con dimensioneassiale rispettivamente di 8, 7 e 15 km. I settori di margine e pianura sono separati dalla struttura positiva sepolta di Madregolo checontrolla la circolazione sotterranea con una soglia imposta a circa -70 m dal p.c.Nel settore di pianura si sviluppa un enorme corpo grossolano di sottosuolo, detto anche Conoide Gigante, con estensione radiale di15 km e dimensione trasversale massima di quasi 20 km, che giace su un’estesa barriera di permeabilità con tetto a 180.000 anni fa. Ilcontrollo tettonico esercitato dai thrust frontali sepolti della catena è a sua volta modulato dal fattore climatico. Le principali unitàgrossolane del corpo di conoide (interpretate come deposte negli stadiali) e le interposte coperture fini (interpretate come depostenegli interglaciali e interstadiali) sono state attribuite agli Stadi Isotopici marini 1-6 della letteratura.L’alto strutturale di Madregolo influenza grandememente le geometrie deposizionali del sottosuolo. Sul suo fronte si produce la progressivaespansione del corpo di conoide. Sul suo dorso gli acquiferi risultano saldati fra loro a costituire un grande serbatoio checomunica lungostrato con gli acquiferi in pressione posti più all’esterno. La Conoide Gigante del fiume Taro è compartimentata da trebarriere di permeabilità principali che assumono una relativa continuità solo a valle della Via Emilia e che sulla verticale dell’autostradaA1 vengono intercettate a -40, -80 e -130 metri dal p.c.

Using a large set of stratigraphic data, numerous cross-sections of the southern margin of the Parma alluvial plain were drawn; theyallowed the recognition of the architecture of the Taro alluvial fan and the water flow pattern from the surface to the unconfined andconfined aquifers.The middle (Medesano-Madregolo) and outer portion of the alluvial fan system are separated by an anticline, named Madregolo high,which controls the groundflow pattern with its impermeable basement uplifted at about -70 m from ground level. In its outer portionthe fan has giant dimensions extending up to 15 km axially and up to 20 km normally to the depositional strike.The sedimentation of the Middle-Late Pleistocene alluvium is strongly related to climatic changes. General and local evidence permitthe assignment of the tens of meter thick coarse fluvial deposits to cold (glacial) periods and of the meters thick fine alluvium to warm(interglacial) periods.The base of the alluvial fan rests on a laterally continuous confining layer dated 180.000 yr BP. At the intersection Taro River -Autostrada A1 this layer is encountered at -130 m from ground level; confining layers of lesser importance, internal to the alluvial fanbody, are encountered at -40 and -80 m from ground level.In front of the Madregolo high the coarse sedimentary units (aquifers) of the alluvial fan body are amalgamated. Northwards these aquifersexpand in thickness and are put under pressure by the intervening confining layers. This indicates that the groundwater flow patternis from the front of the Madregolo high northwards into the unconfined and confined aquifers of the thickest part of the fan.

Abstract (PDF)